PIZZA PARIGINA NAPOLETANA: STORIA, ORIGINI E CURIOSITÀ

Tra le prelibatezze più buone della cultura culinaria partenopea, la pizza parigina ha una lunga storia che risale a ben due secoli fa. Scopriamo qual è l’origine della parigina e perché ha questo nome.

Napoli è la capitale del gusto, terra di tante prelibatezze conosciute in tutto il mondo. Ovviamente, la più importante di queste è la pizza. Ma nel corso dei secoli l’ingegno partenopeo ha dato vita a diverse tipologie di pizze, alcune delle quali non possono nemmeno essere definite tali al 100%. È il caso del mix tra pizza e rustico, nota in città con il nome di Parigina. La storia di questa particolare pietanza risale a molti secoli fa, quando Napoli era governata dai Borbone. Scopriamo insieme quali sono le origini e le curiosità della parigina.

Pizza parigina a Napoli: quando nasce e da dove deriva il nome

La pizza parigina è il tipico street food di Napoli. Non è raro vedere i tanti turisti della città assaggiare questa pietanza nei suoi vicoli. Ma da dove nasce la parigina? Innanzitutto, è bene chiarire che, nonostante il nome, essa non ha assolutamente nulla a che vedere con la capitale francese. Il nome della pizza invece lo si deve al dialetto napoletano. Ma per capire meglio, è necessario conoscere la storia della parigina. 

Sebbene una leggenda relativamente recente faccia risalire la nascita di questa pizza al 1970 e ad una rosticceria situata in provincia di Napoli, sono diverse le fonti storiche che datano l’origine della prelibatezza a molto tempo prima. Siamo infatti verso la fine del XVIII secolo, precisamente nel 1769, quando dei monsù francesi vengono invitati da Maria Carolina d’Asburgo-Lorena per il suo matrimonio con Ferdinando IV. Da questo momento inizia una strana ma succulenta commistione tra la cucina francese e quella napoletana. 

Solo nel 1816 si arriva alla realizzazione per la prima volta della nostra pizza. A prepararla è un anonimo chef francese intento a realizzare una merenda per la sovrana dell’epoca, “pa’regina” appunto. In realtà, a dare il nome particolare alla pizza è un cuoco napoletano che collabora con il monsú francese. Dello chef in questione di sa poco o nulla, salvo che era un discepolo del celebre cuoco e scrittore Marie Antoine Carême Arfäně. 

La ricetta iniziale però era leggermente diversa da quella diffusa oggi. Si trattava infatti di un composto di pasta di pane farcita. Con gli anni si apportarono ulteriori cambiamenti, fino ad arrivare alla ricetta attuale. 

Come si prepara la parigina

La realizzazione della parigina non è affatto complessa. Partiamo innanzitutto dagli ingredienti:

  • 300 g di farina 00;
  • 250 g di acqua;
  • 10 g di lievito di birra;
  • 100 g di farina 0;
  • 12 g di sale;
  • 100 g di provola;
  • 1 cucchiaio di olio d’oliva;
  • 120 g di prosciutto cotto;
  • 1 tuorlo;
  • 1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare;
  • 1 cucchiaio di latte per spennellare la pasta sfoglia.

Il primo passaggio prevede l’impasto della farina con l’acqua e il lievito di birra, seguito poi dall’inserimento del sale e dell’olio. Dopo aver fatto assorbire il tutto, bisogna continuare ad impastare fino a quando non si otterrà un impasto abbastanza soffice. 

A questo punto, bisogna far lievitare il panetto per almeno tre ore e poi stendere l’impasto su un teglia, dove farlo riposare per mezz’ora. Poi è necessario condire la provola e il prosciutto con la passata di pomodoro e ricoprire con la pasta sfoglia. 

Il prossimo passaggio prevede una spennellate di latte e tuorlo sulla pasta sfoglia. Ora, bisogna mettere in forno la pizza ad una temperatura di 200° per circa 25 minuti. È importante ricordare però che dopo circa 10 minuti bisogna spostare la pizza parigina al centro del forno. La pizza, a questo punto, è pronta per essere gustata. 

In realtà, della parigina esistono diverse versioni. Ad esempio, abbiamo una variante che viene preparata senza il prosciutto, un’altra che viene realizzata invece senza la provola ma con la mozzarella o anche una tipologia che viene fatta con i peperoni. Insomma, la scelta è ampia. Quel che è certo, però, è che chi soggiorna in città non può non assaggiare questa prelibatezza. 

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