CHIESA DEL GESÙ NUOVO A NAPOLI: LA CURIOSA STORIA DELLA FACCIATA

Situato nel cuore di Napoli, il quartiere di San Lorenzo rappresenta l’essenza del capoluogo partenopeo. Scopriamo quali sono alcune delle sue bellezze architettoniche e la loro storia.

In pieno centro storico del capoluogo partenopeo si trova il quartiere di San Lorenzo, una zona ricca di storia e cultura, che custodisce bellezze architettoniche uniche al mondo. Non è un caso che il quartiere sia una delle mete più frequentate dai turisti, che restano ammaliati dalle maestose basiliche e dal fascino dei tanti edifici storici, come ad esempio la famosa Accademia di Belle Arti, fatta realizzare nel 1863 all’architetto e urbanista Errico Alvino. L’Accademia è ancora oggi uno degli istituti di formazione universitari artistica più prestigiosi del nostro paese. Da menzionare anche il celebre teatro Bellini, costruito nel 1876 da Carlo Sorgente, e la Chiesa di San Giovanni Battista delle Monache, realizzata nel 1681 da Francesco Antonio Picchiatti.

Chiesa del Gesù Nuovo: la curiosa storia della facciata

Tra gli edifici storici più importanti ubicati nella zona c’è sicuramente anche la Chiesa del Gesù Nuovo, un’imponente struttura la cui costruzione risale a oltre sei secoli fa. Situata nell’omonima piazza, la chiesa è un vero e proprio gioiello dell’arte barocca. Originariamente, al suo interno vi era la dimora di una famiglia molto influente del ‘500, i Sanseverino. Il palazzo Sanseverino venne progettato da Novello da San Lucano e la sua costruzione terminò nel 1470. Ancora oggi sulla facciata sorge una targa dall’architetto e compositore italiano:

«Novello da San Lucano, architetto egregio, per più ossequio che per mercede innalzò questo palazzo al Principe di Salerno, suo signore e precipuo benefattore, l’anno 1470.»

Il palazzo era famoso in città per le sue bellezze e il giardino meraviglioso. Al suo interno vi sostarono anche personalità importanti dell’epoca, tra cui Carlo V, il quale venne accolto con una grande festa dopo il suo ritorno dalla conquista di Tunisi. Nel 1552, a seguito di una rivolta popolare sostenuta da Ferrante Sanseverino, gli spagnoli del viceregno di Don Pedro di Toledo confiscarono il bene alla famiglia, obbligando tra le altre cose all’esilio. 

Solo nel 1584, a seguito dell’acquisizione da parte dei Gesuiti, la struttura venne convertita in una chiesa, grazie soprattutto all’intervento di don Pedro Girón, viceré spagnolo e Duca di Osuna. Nel nuovo secolo i Gesuiti fecero costruire un complesso di edifici per ospitare la compagnia di Gesù, che prese il nome di “insula gesuitica”. Nel complesso erano presenti, oltre alla chiesa, il Palazzo delle Congregazioni e la Casa Professa dei Padri Gesuiti. Ulteriori modifiche alla struttura vennero fatte realizzare tra il 1629 e il 1634, quando venne costruita la cupola dal gesuita Agatio Stoia. Nel 1685, invece, venne fatto costruire un portale marmoreo in stile rinascimentale, insieme anche a quattro angeli e allo stemma della Compagnia di Gesù.

Ma la Chiesa del Gesù Nuovo è nota ai napoletani e non solo per una curiosa caratteristica che riguarda la sua facciata. Sulla parte esterna della struttura, infatti, è nascosto un segreto che ha catturato l’attenzione di tante persone sin da quando è stata realizzata nel 1750. Solo recentemente si è provato a dare una spiegazione più adeguata. Ma di cosa si tratta? Alla facciata di bugnato della Chiesa è associata una vecchia leggenda, secondo la quale, fra le pietre sporgenti di cui essa è composta sono nascosti dei simboli esoterici. Non è certo una novità per Napoli, da sempre nota come una città ricca di misteri. Tuttavia, in questo caso sono davvero tanti coloro che hanno cercato di decifrare il messaggio dei simboli che campeggiano sulla facciata. Per capirne qualcosa in più bisognerà aspettare solo gli studi, durati ben 5 anni, effettuati dallo storico dell’arte e studioso della simbologia Vincenzo de Pasquale, con l’aiuto del gesuita Csar Dors e del musicologo Lòrànt Réz. Secondo l’esperto i segni incisi rappresentano i segni di una partitura musicale. Nello specifico, si tratterebbe di 7 simboli dell’alfabeto aramaico, utilizzati per rappresentare 7 note musicali messe su un pentagramma di piperno. In altre parole, se si leggono da destra verso sinistra l’insieme delle lettere incise sulla parte esterna della Chiesa si può ottenere una melodia di una durata di ben tre quarti d’ora.

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